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La Via dei Laghetti percorre il versante Sud (circa) del Monte Prena. E’ caratterizzata da vasche di
raccolta dell’acqua proveniente da monte (i laghetti). E rappresenta un itinerario ideale per avvicinarsi all’alpinismo estivo su roccia.
Ambiente severo, roccia quasi sempre compatta facilmente umida, soprattutto a inizio stagione. Da evitare con condizioni meteo fortemente instabili! Tutta l’acqua che scende da monte passa di là.
Svilupo: 900 m. ca. Difficoltà: passaggi di II e III grado
Percorso
Si lascia la macchina sulla strada per Fonte Vetica all’altezza di un grande recinto per bestiame (sulla dx per chi viene da Fonte Cerreto e
poco dopo il bivio per S.Stefano di Sessanio). Per prati (e mucche) si punta a sx del Monte Venticoso (1876m.) verso il fiume di ghiaia e sassi noto come Canala. Si raggiungono due stazzi
abbandonati e un fontanile senza acqua. Si prosegue quindi sul lato sinistro orografico (dx per chi sale) della Canala fino a traversarla all’altezza di una grande ansa verso sx. Proseguendo si
sale sul lato destro orografico all’altezza di una inconfondibile casetta con gli unici due alberi della zona. Alle spalle della costruzione i
l sentiero prosegue oltrepassando l’attacco della Via Cieri. Attenzione perché non è raro che qualcuno attacchi da qui convinto di fare la Via
dei Laghetti. Bisogna invece proseguire ancora un centinaio di metri, oltrepassare la targa commemorativa dei morti nel 2008 (se non sbagliamo) e arrivare in una comoda “piazzola” in vista dei
primi bolli rossi e gialli (1810 m. ca.) che indicano la via. In questo punto si può comodamente indossare l’attrezzatura.
Le rocce iniziano subito compatte e si affrontano fin da subito i salti di I e II grado facendo letteralmente lo slalom fra bellissime vasche di calcare colme d’acqua. Una in particolare, più fonda, arriva a illuminarsi di un verde blu spettacolare. I salti di III grado sono solo 3. Ma nelle condizioni in cui abbiamo trovato noi la via, in realtà brecciolino e acqua hanno reso una di quelle di II ben più delicata delle altre. Il rest dell’itinerario è così ben segnalato che è praticamente inutile tentare di ricordarsi svolte e passaggi. C’è sempre un bollo o una freccia ad indicarlo.
Abbiamo trovato la prima placca (foto1) completamente fradicia. L’unico passo delicato è
stato quindi un traverso verso destra, sempre ben ammanigliato.Più avanti (foto2) abbiamo affrontato una placchetta di II completamente fradicia sulla sinistra e cosparsa nella parte centrale di
bracciolino. Il che ci ha costretto a salire “ripulendo” completamente appigli e appoggi. In alto ci sono almeno 3 clessidre giganti sulle quali organizzare una sosta. Il tratto successivo di III
grado (foto3) consiste di un’altra placca di facile soluzione se si intuisce subito la presa in alto a dx, alla quale si arriva solo dopo un passo di aderenza. Usciti dal salto ci sono vari massi
per organizzare una sosta. Ultimo passo di III un apparente camino (foto 4). Apparente perché troppo stretto per essere affrontato come tale. Ma è sufficiente notare appoggi e appigli sulla sx
per uscire senza problemi. Non siamo nemmeno sicuri che lo si possa considerare un passo di III. Da lì in poi si prosegue fino a raggiungere l’ultimo pendio in vista della croce di vetta. A quel
punto il sole è alto e se la giornata è calda inizia un quarto d'ora di sofferenza. Si sale obliquando verso sinistra raggiungendo infine i 2561 m. della cima del Monte Prena.
Discesa: all’inizio volevamo scendere per il Canalone di Fonte Rionne che dalla vetta del Monte Infornace conduce alla pase della catena. Ma
le condizioni del meteo ci hanno scoraggiato. Abbiamo preferito la normale al Prena e l’uscita in strada tramite la
Fornaca (un altro fiume di ghiaia, segno evidente dell’antica presenza di una lingua glaciale). Da lì un passaggio fino a recuperare la macchina.
Tempi
3, 30 ore fino alla croce di vetta. Dopo dipende da quando vi qualcuno vi offre un passaggio.
Attrezzatura
Imbrago, casco, 1 corda da 30m, cordini e fettucce, moschettoni vari e friend piccoli (se si ipotizzano soste per recuperare il compagno), piccozza e ramponi se si decide di scendere per il Rionne.
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